Carla Delfino

Scappatopo.it

“Never say never, never say always”.

Carla, raccontaci che cos’è “ScappaTopo" e come è nata questa idea?
ScappaTopo è un repellente per topi a base di oli essenziali e granuli di mais, in grado di attivare nei roditori il comportamento innato di repellenza/fuga, sfruttando il principio innovativo della multi repellenza sensoriale che anziché uccidere, con tutte le sue spiacevoli conseguenze, dissuade il topo dall’entrare. Perché se è infastidito, spaventato da odori forti, coprenti, irritanti, che gli segnalano un potenziale pericolo, il topo decide di stare alla larga dalle aree trattate. L’idea è nata perché la normativa Europea è cambiata e per una serie di circostanze mi sono trovata ad affrontare questo problema e rendendomi conto che non esisteva nulla sul mercato di naturale e di efficace, ho pensato che fosse una buona idea cercare una soluzione.

Quali sono i vantaggi di questo repellente naturale?
Innanzitutto funziona meglio dei topicidi tradizionali! La logica innovativa da cui nasce ScappaTopo è la prevenzione. I topi, quasi ciechi, ma dotati di un olfatto potentissimo, sono molto curiosi, ma hanno paura di ogni novità. Infatti ScappaTopo trasforma il punto di forza del topo, il suo olfatto, nel suo punto debole: gli odori forti, coprenti, irritanti segnalano un potenziale pericolo e il topo decide di allontanarsi. E poi non dimentichiamo che, a differenza dei topicidi, non dissemina nell’ambiente pericolosi veleni, è sicuro per i nostri bambini e non uccide né gli animali domestici né la fauna selvatica. I topicidi, sembra incredibile a dirlo, attirano i topi verso la cassetta del veleno, ma se questi non mangiano il veleno (e capita quasi sempre) li abbiamo richiamati in casa, proprio dove non vorremmo che stessero. Inoltre non uccidendoli, non li forziamo alla riproduzione accelerata, strategia che la colonia adotta per contrastare le perdite di individui: senza ucciderli ne riduciamo il numero!

Il percorso per realizzarlo, durato tre anni, parte da uno studio storico e comportamentale dei topi. Quanto un approccio non usuale permette di vedere oltre e diversamente ciò che da sempre facciamo e dare così risposte diverse ad un problema? 
Nel 2012, dopo una chiacchierata con un amico che si lamentava dei danni causati ai cavi elettrici dai topi, ho intravisto un’opportunità di business, anche perché stava cambiando in tutta Europa la normativa, mettendo al bando i topicidi tossici, quindi si sarebbe creato un enorme mercato. Cosa conoscevo dei topi: nulla! Non sono etologa, né una chimica, non avevo mai affrontato il problema, ma sapevo che era irrisolto da sempre e che i danni causati dai piccoli roditori sono comuni ai quattro angoli della Terra. Inizio con lo studiare la letteratura scientifica in materia, frequentando le biblioteche universitarie di mezzo mondo, a Londra, Hong Kong, Parigi, Washington, oltre che in Italia. Ma poi viene fuori il mio essere donna e storica dell’arte, mi è naturale allargare lo sguardo cercando nella storia e nella tradizione le soluzioni adottate in migliaia di anni: studio le soluzioni consigliate nell’Antico Egitto, i testi del ‘700 e dell’800 e, in un viaggio in USA, vado a parlare con i nativi americani. Qui, per esempio, scopro che il loro rimedio tradizionale è l’urina di coyote, che ha un odore insopportabile. Ecco l’idea, sfruttare la natura. Le piante, che non possono fuggire, hanno sviluppato delle strategie chimiche di difesa, molto efficaci: gli oli essenziali per proteggersi dai parassiti. Questa è la linea di ricerca da seguire, applicando poi alla mia ricerca i parametri della scientificità, della bio-tecnologia e dei test delle Università di Roma e di Napoli, per comprovarne l’efficacia. Infine la mia “formula magica” è stata anche brevettata, quindi ha ottenuto il crisma dell’ufficialità.

Non è la prima volta che hai un’intuizione. Con l’introduzione dell’euro hai realizzato una macchina per il trattamento e la verifica del denaro. Da dove nascono e quali sono i passi che fai per dare concretezza alle tue idee?
Nel 1996 fondo un’azienda di macchine per la verifica del denaro e quando arriva l’Euro ottengo il successo che sarà il volano per quella che oggi è una delle maggiori imprese (cinesi) in questo settore. Un’esperienza, anche oggi conclusa, che mi porto dietro anche con ScappaTopo: realizzando macchinari anticontraffazione ho capito che non basta un'unica soluzione per dissuadere i falsari, ma solo un mix di elementi rendono la falsificazione così difficile da riprodurre, che le macchine possono sempre smascherarla. Per i topi ho scelto di utilizzare lo stesso sistema, ossia sfruttare un mix di elementi che agiscono simultaneamente sull’olfatto e sulle altre percezioni del roditore così da dissuaderlo e allontanarlo alla ricerca di posti più facili. In questo modo ribalto il modello finora utilizzato non si usa il veleno e non si uccide: il topo non muore e quindi gli altri non si riproducono in modo accelerato aumentandone il numero, non c’è assuefazione che costringe le aziende a inventare sempre nuove composizioni chimiche venefiche; non ci sono dispersioni di bocconi avvelenati nell’ambiente né avvelenamenti incidentali a bimbi o animali domestici e selvatici.

In questi anni sei stata più volte premiata. Dal più prestigioso premio Cartier (prima italiana a conquistarlo), al premio “Donna Forza 8”, al terzo posto al Best Practices, sei una delle 6 finaliste a Gamma Donna 2016 e qualche giorno fa il premio Women Value Company dato da Intesa San Paolo. Che significato hanno per te questi riconoscimenti?
Il premio Cartier Women’s Initiative Awards come miglior imprenditrice in Europa è sicuramente il più prestigioso, sia per il valore internazionale (vince ogni anno una sola donna per continente fra migliaia di concorrenti) che per l’altissimo livello della preparazione, che impegna molti mesi. Inoltre abbiamo ricevuto dalla Commissione Europea ben 3 volte il “Seal of Excellence” per la nostra ricerca, un riconoscimento davvero unico e molto incoraggiante. Ogni premio, però, fa storia a sé e quello che lascia è la piacevole sensazione di essere sulla strada giusta. Infatti, non ho cominciato quest’avventura pensando ai premi ma per sviluppare un’impresa che sia sostenibile e che risolva un problema avendo a cuore l’ambiente. I premi arrivano successivamente e servono a darti l’energia e la forza di proseguire nella direzione che hai individuato. Quello che mi piace sottolineare è che la mia azienda non si occupa di topi, ma di vita. Abbiamo un unico mondo che contiene qualcosa di estremamente prezioso: il futuro. Il futuro di ciascuno di noi, dei nostri figli, che è grande come il mondo intero. Il futuro, così come il mondo, non ci appartiene, ma è nelle nostre mani. È unico, sembra infinito, ma è solo infinitamente fragile.

Sei vice presidente nazionale di Aidda, prima associazione italiana nata con lo specifico obiettivo di valorizzare e sostenere l’imprenditoria al femminile. Di che cosa hanno bisogno le donne che si affacciano al mondo lavorativo in termini di istituzioni, società, associazioni e squadra di lavoro?
Io credo fermamente alla questione del merito, non di genere. Le donne, lo dicono tutti i dati, sono le più brave a scuola, quelle che vincono più concorsi, quelle che lavorano di più in casa e fuori. Certo, per fare l’imprenditrice ci vuole anche un’idea, competenza, la conoscenza del mercato, una buona squadra e i soldi. Le donne hanno oramai capito che per essere efficaci bisogna essere capaci, non scimmiottare gli uomini. E le imprenditrici che conosco hanno intuito, creatività, capacità di coordinare, grande senso di empatia e flessibilità per adattarsi all’ambiente circostante in continua evoluzione. L’Aidda dal 1961 raduna le migliori imprenditrici italiane, che hanno voglia di stare insieme, di impegnarsi per promuovere l’imprenditorialità femminile e che sono “role model” per le giovani che aspirano a intraprendere questo difficile percorso. È un privilegio ed un onore essere per il secondo mandato la loro Vice Presidente Nazionale, un ruolo che spesso mi fa tremare i polsi per la grande responsabilità che comporta. Ma come tutte le donne italiane, penso di essere capace di dare il meglio proprio nella difficoltà. E quindi vado avanti, mettendoci il cuore e la mente e credendo fermamente nello spirito di Aidda.


Alle donne che rappresenti e che ti chiedono un consiglio per realizzare il loro sogno nel cassetto, cosa rispondi?
Dico sempre loro una frase “Never say never, never say always”. È lo spirito della nostra associazione, che poi è quello della vita. Non bisogna credere che il bene o il male siano per sempre o che non finiscano mai.

La vita ha spesso sorprendenti capacità di cambiare il tuo destino e con coraggio bisogna saper affrontare le sfide, lavorare senza posa e con capacità e con un pizzico di incoscienza, vincerle.

E poi dico di non smettere mai di sognare, di creare di pensare in grande, e cito Steve Jobs, “bisogna avere il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione”, perché loro sanno meglio di voi stesse quanto valete. Spesso le donne hanno questo handicap, di non credere di essere capaci di farcela. Poi non bisogna trascurare l’importanza di lavorare in gruppo, creandosi una rete attorno, ed a questo serve AIDDA.

Prima che imprenditrice sei una donna… Come riesci a conciliare vita privata e professionale? Quali sono i tuoi segreti?
Nessun segreto, solo tanto amore, volontà e … organizzazione. E una passione che ti faccia vivere con leggerezza ritmi stressanti. La forza di una persona non è data dalla sua potenza muscolare, ma dalla sua flessibilità e capacità di adattamento, infatti in Natura non è il più intelligente che sopravvive nell’evoluzione, o il più grande o il più forte, ma colui o colei che riesce a meglio adattarsi all’ambiente circostante, che meglio armonizza le proprie funzioni vitali con l'ambiente in cui vive. Ed in questo le donne sono maestre. Io dico sempre che la capacità di conciliare è il diamante che brilla dentro le donne, non solo al loro dito.

Quale è il tuo motto nella vita?
“Fate come le piante, cambiate le foglie, ma tenete salde le radici” lo scriveva Victor Hugo ed io lo condivido. Io cerco di preservare le mie radici, che sono la terra in cui sono nata, la Sicilia, il legame con la mia famiglia, il rispetto per i nostri valori più profondi, per il lavoro, per le persone, per la mia Italia. Ho imparato molto studiando le piante, senza le quali noi esseri umani non potremmo vivere. Sono il sottofondo e la ragione della nostra esistenza, ma rimangono nell’ombra, quasi invisibili. Sarebbe bello essere come loro, forti e flessibili, immote e produttrici di vita, comunque e sempre sicure che esisteranno fino alla fine del tempo.

In pillole

Nome: Carla Delfino

Attività: Imprenditrice, ideatrice, inventrice.

 

 

Ideatrice di ScappaTopo, un prodotto innovativo con il quale ha già ricevuto diversi riconoscimenti (tra cui il premio Cartier come imprenditrice innovativa e il terzo posto al Best Practices). È premio “Donna Forza 8” per aver sviluppato una esperienza imprenditoriale di successo e vice presidente di AIDDA.

 

 

www.scappatopo.it

 

 

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